Malattie autoimmuni

Le malattie autoimmuni sono in netto aumento statistico e che sono caratterizzate da sintomi importanti e spesso molto gravi.
Artrite Reumatoide, Lupus, Sclerodermia, Periarterite Nodosa, Rettocolite, Morbo di Crohn, Tiroiditi Autoimmuni, Psoriasi, Sclerosi Multipla, ecc., sono termini che sentiamo sempre più spesso e che allarmano...
Vedi anche i casi clinici (clicca)...

MALATTIE AUTOIMMUNI

In medicina convenzionale non è ancora chiara la patogenesi delle malattie autoimmuni; si riesce a spiegare solo il meccanismo d’azione che, come è noto, consiste nell’aggressione da parte del sistema immunitario delle strutture proprie dell’organismo (autoimmunità).

Tale autoaggressione, non essendone spiegati i motivi di base, (si fanno solo ipotesi patogenetiche incerte), viene descritta sui libri e dalla bibliografia medica come una sorta di "impazzimento" del sistema immunitario, che "perderebbe" la capacità di riconoscere le strutture proprie (self) da quelle estranee (non self).

Vedremo però che non si tratta di un "impazzimento" del sistema immunitario; tutt'altro!

La spiegazione che segue, pur essendo descritta in modo da essere chiara a tutti, necessita di particolare attenzione, ma è il solo modo per capire bene cos'è la "malattia autoimmune".

La nozione fondamentale da mettere a fuoco è cosa sia il "TESSUTO CONNETTIVO", chiamato anche MESENCHIMA o MATRICE.

COSA E’ IL MESENCHIMA O CONNETTIVO O MATRICE

La moderna Omotossicologia, disciplina medica di cui stiamo per parlare, ha, fra i tanti meriti, anche quello di aver dato la spiegazione scientifica del meccanismo alla base dell’autoimmunità, insieme al Prof. Pischinger che nel 1970 pubblicò

L’Omotossicologia è la scienza che studia i "fattori tossici" dell’organismo; è stata codificata dal Dr. Reckeweg, medico tedesco, che per primo ha evidenziato l’importanza del mesenchima (che chiameremo connettivo) come substrato fondamentale delle cellule.

Il connettivo è il tessuto più esteso e grande dell’intero organismo (rappresenta il 20% del peso corporeo) ed è costituito da una matrice intercellulare che costituisce l’ambiente, l’habitat dove sono immerse e vivono le cellule del nostro organismo: la cellula sta al connettivo come l’uomo sta all’aria che respira.

Secondo questa prospettiva il connettivo è l’organo più importante che esista (per organo, in medicina, si intende una struttura che svolge una o più funzioni): infatti esso svolge svariate funzioni fondamentali per il nostro organismo.
Citiamone solo alcune:

a) FUNZIONE DIFENSIVA, poichè tutte le reazioni immunitarie avvengono nel connettivo (che, dunque, da questo punto di vista rappresenta e viene indicato come il "campo di battaglia",

b) FUNZIONE TROFICA, cioè di nutrizione per le cellule,

c) FUNZIONE DI DEPOSITO dei prodotti del metabolismo, detti "cataboliti", cioè delle tossine prodotte dalle cellule dell'organismo (tossine endogene); inoltre, nel connettivo si depositano anche le tossine immesse dall'esterno (fertilizzanti, anticrittogamici, pesticidi, coloranti, conservanti, farmaci, sostanze chimiche, smog, ecc.); infine, sempre nel connettivo restano ogni giorno circa 10 miliardi di cellule che ogni giorno muoiono.

d) FUNZIONE RIGENERATIVA, poichè il connettivo è sede dei processi riparativi e cicatriziali,

e) FUNZIONE EMOPOIETICA, poichè sintetizza le cellule mieloidi (es. Neutrofili) e le cellule linfoidi (es. Linfociti),

f) FUNZIONE ENDOCRINA, in quanto sede dei processi di sintesi di ormoni di tipo steroideo

g) FUNZIONE METABOLICA, in quanto sede dei processi anabolici, catabolici e sede di immagazzinamento delle sostanze nutritive.

h) FUNZIONE PROTETTIVA, quale barriera tra ambiente intra ed extracellulare

 

FISIOLOGIA DEL CONNETTIVO

Una delle funzioni del connettivo è, come già detto, quella di essere ricettacolo delle scorie metaboliche (dette altrimenti  tossine o cataboliti) che vengono convogliate dal sangue ed immagazzinate nel connettivo stesso.

Come già accennato, queste tossine provengono principalmente dall'interno del corpo, e in particolare dal metabolismo cellulare (tossine endogene), ma anche dall’esterno, per esempio i virus, i batteri, i farmaci, i metalli pesanti, varie sostanze chimiche e farmacologiche, ecc. (tossine esogene).

Sia le tossine endogene che quelle esogene ogni giorno devono essere smaltite e tale lavoro viene effettuato dal sistema linfatico che, proprio come un operatore ecologico, porta via giornalmente i rifiuti che si sono accumulati.

Per consentire ciò il connettivo, nell’arco delle 24 ore, attraversa due fasi di circa 12 ore ciascuna: una fase di smaltimento di scorie metaboliche e sostanze estranee, ed una fase di ricostruzione della matrice connettivale e delle sostanze indispensabili alla vita delle cellule.

In ogni fase il connettivo cambia la sua struttura.

Nella prima fase della giornata, che va dalle 3 alle 15 circa, esso appare come una gelatina sciolta, solubilizzata (stato di sol) ed in questa prima parte della giornata avviene la demolizione e lo smaltimento di scorie e proteine (stato di sol = fase di smaltimento).

Nella seconda fase, che va dalle 15 alle 3 circa, il connettivo appare, invece, come una gelatina che si ricondensa (stato di gel) ed in questa seconda parte della giornata avviene la ricostituzione della matrice connettivale e delle proteine (stato di gel = fase di ricostruzione).

In sintesi, ogni giorno ad ogni demolizione segue una ricostruzione e viceversa.

Questo equilibrio, però, può rompersi per una serie di ragioni: ad esempio, per un trauma, infezioni virali o batteriche, insufficienza funzionale del sistema linfatico, eccessiva produzione di tossine dovuta ad errata alimentazione o all’assunzione di sostanze chimiche, ecc.

Tutti questi eventi portano ad un aumento di scorie nel connettivo, con conseguente acidificazione del connettivo stesso (ACIDOSI METABOLICA).


ACIDOSI METABOLICA
La madre di tutte le malattie

Quando si crea uno stato di Acidosi Metabolica, cioè quando l’organismo è particolarmente sovraccarico di cataboliti e tossine, si mettono in moto meccanismi di detossicazione e drenaggio supplettivi, grazie alla produzione di alcuni enzimi (per es. la ialuronidasi) che producono uno stato continuativo di sol del connettivo (fase di smaltimento): questa fase, però, non dura più solo 12 ore, ma continua fino a quando non viene ottenuta una pulizia profonda e completa.

Tale meccanismo supplettivo prende il nome di INFIAMMAZIONE!

Quindi la gelatina disciolta (stato di sol) della matrice connettivale rigelificherà (stato di gel) solo quando sarà fatta completa pulizia del connettivo stesso.

Solo allora, dopo aver svolto la sua funzione di drenaggio supplettivo, l’infiammazione finirà e verrà ripristinato il normale bioritmo giornaliero tra fase di sol e fase di gel del connettivo.

Da questa prospettiva l’infiammazione e, ovviamente, la febbre che ne costituisce il sintomo più generale, rappresentano meccanismi biologicamente opportuni e non una malattia da combattere come, invece, vengono normalmente considerate.

La scienza, negli ultimi anni, ha dimostrato che il nostro sistema immunitario inizia a funzionare in maniera ottimale a partire da una temperatura di 38,4° C. Inoltre, nei centri più all’avanguardia nella cura dei tumori viene usata l’ipertermia, cioè l’induzione di un'infiammazione molto alta prodotta artificialmente nella zona da trattare, proprio perché si produce un forte stimolo immunitario.

IL PROBLEMA

Se l’infiammazione e la febbre non vengono considerate correttamente, cioè come meccanismi biologicamente opportuni, bensì come malattia da combattere, si cercherà, ovviamente, di combatterle con anti-infiammatori, antibiotici, cortisonici, ecc..

Tutti questi farmaci hanno una caratteristica comune, quella di produrre un immediato viraggio dalla fase di sol (fase in cui agisce l’infiammazione) a quella di gel (stasi), senza prima aspettare che sia stata fatta "pulizia".

Di conseguenza, si produrrà una gelificazione forzata del connettivo e quindi l’infiammazione passerà, così che medico e paziente saranno apparentemente soddisfatti del risultato ottenuto, convinti di aver ottenuto la guarigione eliminando i sintomi.

In realtà tale guarigione è solo apparente perché il fine ultimo, la causa per cui si era accesa l’infiammazione, non è stato raggiunto: le tossine rimangono nel connettivo ed il problema è solo rimandato.

Infatti, una volta passato l’effetto dei farmaci gli stessi stimoli che avevano provocato il primo episodio di infiammazione ne faranno riaccendere un altro.

Purtroppo medico e paziente tenderanno a riprodurre lo stesso meccanismo ogni qual volta si ripresenti un’infiammazione, accorgendosi però che gli effetti ottenuti non sono più quelli attesi in quanto, nel corso del tempo, le infiammazioni si riaccendono sempre più frequentemente e non sono più facilmente gestibili.

LA MALATTIA AUTOIMMUNE

Sopprimendo sistematicamente le infiammazioni abbiamo visto che si produce un accumulo sempre maggiore di tossine in quanto se ne impedisce il drenaggio per lunghi periodi. In tal modo il connettivo si "impregna" sempre più profondamente di tossine ed è sempre più intasato di sostanze estranee (proteine batteriche, virus, sostanze chimiche, ecc.).

L’uso dei farmaci (anti-infiammatori, antibiotici, cortisonici, ecc.) provoca, come già detto, un viraggio forzato verso la fase di gel senza che si sia prima pulito il connettivo.

Ma noi sappiamo anche che la fase di gel è caratterizzata dalle nuove sintesi proteiche che dovrebbero essere attuate in un connettivo "pulito".

Se, invece, si verificano sintesi proteiche in un connettivo sempre più contaminato, "impregnato di materiale estraneo" (ripetiamolo, proteine batteriche, virus, molecole chimiche e farmacologiche) si produrranno nuove proteine che, purtroppo, includeranno nella loro struttura anche materiale estraneo all’organismo, cioè non proprio (non self). Detto in altri termini, si produrranno delle "proteine anomale" in quanto formate non solo da materiale proprio (self) ma anche da "pezzi" estranei (non self).

Verranno sintetizzate quindi quelle strutture abnormi che i tedeschi hanno chiamato "proteine selvagge".

Queste proteine anomale saranno considerate estranee (non self) dal nostro sistema immunitario che, quindi, le attaccherà.

Infatti, nonostante le proteine selvagge siano costituite quasi totalmente da molecole proprie dell’organismo contengono nella loro struttura anche piccole parti estranee (apteni farmacologici, proteine batteriche, ecc.) sufficienti a far considerare queste proteine "non opportune" e, quindi, da combattere da parte del sistema immunitario: si creano così le basi della malattia autoimmune.

Pur essendo state classificate svariate malattie autoimmuni abbiamo volutamente parlato di "malattia autoimmune" al singolare in quanto essa è la malattia del connettivo e, poiché il connettivo è ubiquitario (in quanto è presente ovunque nell’organismo) la classificazione delle malattie autoimmuni dipende solo da quale zona connettivale viene colpita (per esempio, la Sclerodermia al livello del derma, il Morbo di Crohn e la Rettocolite a livello intestinale, l’Artrite Reumatoide a livello delle articolazioni, la fibromialgia a livello dei muscoli e dei tendini, la Sclerosi Multipla a livello della guaina mielinica, la Glomerulonefrite a livello renale, la Tiroidite al livello della tiroide, ecc.).

CONCLUSIONI

Alla luce di quanto detto è evidente che negli ultimi anni l’uso indiscriminato ed inopportuno di farmaci anti-infiammatori sia stato accompagnato da un forte aumento statistico della patologia autoimmune.

Pensiamo, per esempio, a quante persone bloccano sistematicamente infiammazioni e febbri con farmaci anti-infiammatori o antibiotici oppure ai danni provocati nei bambini con problemi alle tonsille, ai quali viene prescritta una terapia con penicillina a lunga azione per la durata di molti mesi o anche anni.

Tutto ciò provoca uno stato di gelificazione prolungata del connettivo che impedisce la normale, fisiologica disintossicazione del connettivo stesso e facilita la formazione di grandi quantità di proteine anomale.

Quanti di questi bambini da grandi si ammaleranno!

Infatti nella maggior parte dei casi accade quanto descritto finora ed intorno ai 20-30 o 40 anni, quando compare la malattia autoimmune, il destino sembra segnato.

Ma non è così: dalla malattia autoimmune si può guarire.

 LA CURA DELLE MALATTIE AUTOIMMUNI IN MEDICINA BIOLOGICA

Per curare bene un paziente dalla "malattia autoimmune"  bisogna, innanzitutto, conoscere tutti i possibili meccanismi che facilitano e creano le basi della malattia: qui abbiamo esposti quelli che, a nostro parere, sono i fondamentali, ma ce ne sono anche altri.

Di conseguenza, andranno seguite cure idonee, in grado di detossificare il connettivo in profondità.
Attualmente sono pochi i medici che hanno le conoscenze ed un bagaglio olistico completo che li metta in grado di curare una malattia autoimmune senza ricorrere ai soliti protocolli fatti di cortisone, immunosoppressori e anti-infiammatori.

La vera strada per curare alla radice una patologia autoimmune è, innanzitutto, rendere più consapevole e cosciente il paziente dei motivi reali che sono alla base della sua malattia e convincerlo a seguire uno stile di vita tale da "resettare" il connettivo e ripulirlo da tutte le "proteine anomale" che scatenano l'attacco del sistema immunitario. 

Se ben attuata, questa logica  terapeutica  ha  dimostrato di dare risultati eccezionali.