Nutrizione Superiore

Questa sezione è definita "Nutrizione Superiore" per far capire ai lettori che c'è modo e modo di essere "esperti" nell'arte di consigliare ai propri pazienti le linee guida nutrizionali. Leggendo questo documento è possibile capire che, conoscendo TUTTI i principi e i segreti dell'alimentazione, si possono fare veri miracoli terapeutici.

NUTRIZIONE SUPERIORE

La nutrizione rappresenta un aspetto fondamentale per la salute dell’uomo e ogni medico dovrebbe essere in grado di conoscerne tutti gli aspetti. Alcuni di questi, in particolare quelli più innovativi, sono alquanto articolati e complessi e solo conoscendoli a fondo è possibile sottrarsi al grande limite che hanno tutte le scuole esistenti: infatti ognuna di esse è convinta di professare “la verità assoluta”.

Pensiamo, ad esempio, alle varie proposte nutrizionali esistenti: sono decine, a partire dai canoni classici e convenzionali della “scienza dell’alimentazione” a quelle più in voga e famose quali “la dieta del gruppo sanguigno”, “la dieta a zona”, “la dieta dissociata”, “la dieta iperproteica”, “la dieta vegetariana”, “la dieta macrobiotica”, “la dieta delle intolleranze”, "la dieta Dukan", ecc., per passare a quelle meno conosciute come “la dieta ortomolecolare”, “il crudismo” o “la cronodieta”, fino a quelle più pittoresche come “la dieta del fantino” e simili.

Il grande limite di tutte, però, lo ripetiamo, è che ciascuna di esse venga considerata dai propri sostenitori la forma di dieta più evoluta, fino a crearsi vere e proprie scuole di pensiero che, nei casi peggiori, diventano quasi delle sette.

Per i canoni della "Nutrizione Superiore" l’errore è partire dalla dieta e non dal soggetto che deve fare la dieta e che, essendo unico e irripetibile, avrà necessità nutrizionali diverse da tutti gli altri.

E’ questo lo spirito con cui nascono le basi della “Nutrizione Superiore”: infatti noi sappiamo, grazie alla moderna “psico-neuro-endocrino-immunologia”, che ogni individuo ha caratteristiche assolutamente peculiari, a partire dalla tipologia metabolica fino a tutte le altre enunciate più avanti.

La "Nutrizione Superiore" contempla dati e nozioni che vanno ben oltre le cognizioni accademiche e hanno, se ben attuate, la potenzialità di attuare veri e propri “miracoli terapeutici”.

Presentando la “Nutrizione Superiore” esamineremo i vari livelli di una “scala nutrizionale” che permetteranno di capire come questo sia possibile: queste “scale” rappresentano tutti i vari aspetti “dell’universo nutrizione”.

In fondo al documento pubblichiamo anche alcuni casi molto particolari, nella risoluzione dei quali la prescrizione di un preciso protocollo nutrizionale è stato determinante più del solito.

Questo sito web è, ovviamente, divulgativo ed è rivolto soprattutto alla gente comune, per cui i principi della Nutrizione Superiore sono solo enunciati in sintesi, in modo da farne capire l’essenza.

L’importante è ribadire ancora una volta che non è saggio affidarsi a medici che propongono protocolli standardizzati che non tengano conto delle peculiarità del singolo soggetto.

Ma, qualsiasi sia il credo del medico in questione, è già scontato che il profilo nutrizionale proposto non potrà mai essere “ad personam”, proprio perché già protocollato a priori e mai, o quasi mai, basato sulle specifiche caratteristiche costituzionali, endocrine e metaboliche del singolo soggetto.

Facciamo degli esempi: la visione “vegetariana”, quella a “zona”, quella “ortomolecolare”, quella “iperproteica” e altre sono fatte in un certo modo e vengono prescritte, così come sono, indistintamente a tutti, con tutti i rischi per la salute che ne conseguono: ad esempio, se prescrivessimo il vegetarianesimo per un soggetto ipo-ossidatore ( vedi più avanti le tipologie metaboliche ) oppure una dieta ricca di proteine per un soggetto iper-ossidatore, faremmo un grave errore che si ripercuoterebbe sulla salute del soggetto stesso.

Pensiamo ad altre formule che, in teoria, tengono un pò più in conto le caratteristiche della persona come, ad esempio, la “dieta del gruppo sanguigno”; però, anche in questo caso, siamo sempre in un’ottica dozzinale, sia perché si tiene conto di un solo fattore (e cioè il gruppo sanguigno, peraltro con studi ancora da approfondire), sia, soprattutto, perché non si può non ritenere dozzinale una dieta uguale per tutte le persone di gruppo 0, che sono quasi il 50% degli individui europei ed americani.

Come si vede, l’unica vera strada per individuare “scientificamente” il tipo di dieta ideale per ciascun individuo è quella di partire realmente dalle caratteristiche del singolo soggetto e proprio questo è l’approccio esclusivo della Nutrizione Superiore.

 

PRIMA SCALA: I PRINCIPI NUTRIZIONALI

La prima scala contempla, ovviamente, i principi nutrizionali e dietologici della normale scienza dell’alimentazione: le calorie; il fabbisogno in vitamine, minerali, zuccheri, grassi e proteine; la dietetica nella varie patologie.

Questi principi sono, o dovrebbero essere, patrimonio di tutti i medici, anche se alcuni andrebbero rivisitati.

Facciamo solo alcuni esempi:

1) Il ruolo del latte e dei latticini nella prevenzione dell’osteoporosi: le statistiche dimostrano che i paesi a più elevata incidenza di osteoporosi sono gli stessi paesi con più elevato consumo di latte e derivati (USA, Regno Unito, Olanda, Svezia, Danimarca). Vedi il documento sull’osteoporosi...

2) Il ruolo delle proteine: si dimostra che l’eccesso proteico è direttamente collegato all’aumento delle patologie cardiovascolari. Purtroppo molti medici e nutrizionisti, anche per l’elevato numero di persone in sovrappeso che si rivolgono ad essi, tendono a prescrivere diete iperproteiche senza considerare che, secondo la FAO e l’OMS, il fabbisogno proteico di un adulto è di 0,7-0,8 grammi per kg di peso corporeo. In parole povere, un individuo di 70 kg dovrebbe assumere circa 50 gr. di proteine al giorno mentre spesso la quota proteica supera anche di 3-4 volte quella indicata. Vedi il documento sull’infarto e sull’aterosclerosi...

3) Il ruolo del colesterolo: il colesterolo è estremamente importante per l’organismo. Recenti scoperte suggeriscono che il colesterolo è un potente antiossidante che spazza via e protegge dai pericolosi radicali liberi costituendo, così, una delle nostre difese naturali contro i fattori che causano il danno alle arterie. Infatti, se si assumono sostanze antiossidanti anti-radicali liberi, i livelli elevati di colesterolo molto spesso ritornano nella norma. Inoltre bisogna ricordare che il colesterolo è una sostanza scivolosa e che la superficie interna di un vaso sanguigno è altrettanto scivolosa: è impossibile, dunque, che una sostanza scivolosa che viaggia ad alta velocità si incolli a un’altra superficie. Da ciò si capisce come la patogenesi delle malattie cardiovascolari vada completamente rivista. Vedi, a tale proposito il documento specifico sul colesterolo...

 

SECONDA SCALA: LA QUALITÀ DEL CIBO

Questo è un aspetto che purtroppo non viene tenuto sufficientemente in considerazione e che invece riveste la massima importanza.

Ecco solo alcuni importanti esempi che vogliamo segnalare.

1) La differenza abissale che esiste tra i vari tipi di olio d’oliva: olio extravergine biologico pressato a freddo – olio extravergine pressato a freddo – olio extravergine – olio vergine d’oliva – olio d’oliva – olio di sansa e oliva. Quanti conoscono a fondo la differenza che esiste tra questi diversi tipi di olio? In quali di essi si trovano gli acidi grassi essenziali, tanto importanti per la nostra salute?

2) La pericolosità degli oli vegetali idrogenati, sottoposti cioè a un tipo di lavorazione che ne altera completamente la struttura chimica.

Recenti studi hanno dimostrato la loro pericolosità nell’insorgenza dell’arteriosclerosi (nel congresso nazionale di cardiologia tenutosi a Roma a novembre 2002 sono stati dimostrati danni arteriosi in bambini di 3 anni!). Ricordiamo che questi oli sono presenti nella maggior parte degli alimenti, dai biscotti alle merendine, dai cracker ai dolci, alle patatine, ecc..

3) Lo zucchero bianco o saccarosio è un vero e proprio veleno: esso, infatti, viene sottoposto a complesse trasformazioni industriali, tra cui la depurazione con latte di calcio che provoca la perdita di sostanze organiche, enzimi e sali.
Poi, per eliminare la calce in eccesso, il succo zuccherino viene trattato con anidride carbonica, poi con il velenoso acido solforoso per eliminare il colore scuro.

Successivamente viene filtrato e decolorato con carbone animale e, per eliminare gli ultimi riflessi giallognoli, viene trattato con il blu oltremare o il blu idantrene (proveniente dal catrame e quindi cancerogeno).

Rimane una sostanza bianca cristallina senza vitamine, sali minerali, enzimi e oligoelementi che si dimostra causare stress pancreatico, demineralizzazione ossea, fermentazioni intestinali e gas, alterazione della flora batterica, alti e bassi glicemici con vere e proprie forme di dipendenza, aggressività nei bambini e molti altri problemi.

Per fortuna, il cibo biologico sta suscitando un crescente interesse, cui si accompagna la sempre maggiore diffusione di prodotti: gli alimenti coltivati senza l’utilizzo di fertilizzanti, pesticidi, anticrittogamici, erbicidi e che non contengono conservanti e coloranti rappresentano un grande vantaggio per il consumatore.

A livello scientifico, basta un esempio per dimostrare l’importanza di utilizzare “cibi organici”: una statistica ufficiale dimostra che due malattie autoimmuni del colon, quali rettocolite ulcerosa e morbo di Crohn, hanno avuto un’impennata molto forte negli Stati Uniti e in Inghilterra a cavallo degli anni ’50-’60, esattamente in coincidenza con l’utilizzo in agricoltura di nuovi fertilizzanti.

In Francia e in Italia lo stesso aumento statistico si è invece verificato 10 anni dopo, proprio in concomitanza con l’utilizzo in questi paesi degli stessi fertilizzanti e questo dimostra statisticamente quanto sia importante nutrirsi di cibi non contaminati.

A proposito di cibo naturale, a quelle persone che “non si fidano” del biologico rispondiamo innanzitutto che oggi c’è un buon controllo, con marchi di garanzia abbastanza affidabili.

Inoltre facciamo notare che comprando le cose normalmente trattate si ha la certezza matematica di ingurgitare veleni, mentre facendo la scelta biologica si ha quache probabilità di mangiare cose un po’ più sane.

 

TERZA SCALA: I VARI APPROCCI NUTRIZIONALI

Da molti decenni, in campo nutrizionale, si susseguono diete diverse con indirizzi e principi spesso in contrasto tra loro.

Pensiamo alle varie proposte nutrizionali esistenti: sono decine, da quella accademica secondo i canoni classici della scienza dell’alimentazione ad altre molto in voga e famose quali “la dieta del gruppo sanguigno”, “la dieta zona”, “la dieta dissociata”, “la dieta iperproteica”, “la dieta vegetariana”, “la dieta macrobiotica”, “la dieta delle intolleranze”, ecc., per passare a quelle meno conosciute come “la dieta ortomolecolare”, “il crudismo” o “la cronodieta”, fino a quelle più pittoresche come “la dieta del fantino” e simili.

Questi indirizzi nutrizionali sono molto diversi da loro: infatti ogni scuola è convinta di professare “la verità” e che tutte le altre abbiano dei limiti.

Ma quale dieta ha ragione?

Ne esiste una più giusta delle altre?

La risposta è no, poichè tutte commettono lo stesso macroscopico errore: quello di partire da principi assoluti che poi diventano una fede, un credo, senza considerare l’unicità energetico-metabolica della persona.

Nessuna formula ha il diritto di ritenersi giusta dal momento che qualsiasi cosa protocollata non considera le necessità assolutamente individuali che ciascuno ha e solo conoscendo bene tutti i vari aspetti della nutrizione e solo considerando le caratteristiche costituzionali, energetiche, metaboliche e neuroendocrine di un soggetto è possibile districarsi con maestria e operare veri miracoli terapeutici.

Il problema è che tutti questi aspetti sono sconosciuti alla maggior parte dei medici e, di conseguenza, non è facile per il paziente trovare le giuste soluzioni nutrizionali.

 

QUARTA SCALA: L’ECOLOGIA CLINICA E LE INTOLLERANZE ALIMENTARI

L’ecologia clinica, nata e sviluppatasi nei paesi anglosassoni a partire dagli anni ’40, è la scienza che si occupa dei disturbi causati in tutto o in parte da intolleranze a cibi e/o sostanze chimiche, farmacologiche, metalli pesanti, inquinamento, oltre che da sostanze ambientali quali pollini, polveri, ecc..

Il concetto di “intolleranza” è molto diverso da quello di “allergia” poiché non prevede il coinvolgimento del sistema immunitario, come invece accade per le allergie.

Le intolleranze sono sempre più frequenti sia per l’aumento dell’inquinamento ambientale di tipo chimico, sia per il consumo di fast-food altamente trattati, sia per l’aumento delle prescrizioni farmacologiche.

L’ecologia clinica è dunque una scienza molto più ampia dell’allergologia convenzionale che, anzi, è da considerarsi una branca dell’ecologia clinica.

Il problema nasce dal fatto che l’allergologia ha smarrito le sue stesse origini e oggi stenta a riconoscere altri meccanismi se non quelli legati all’aumento d’immunoglobuline di tipo E, cioè gli anticorpi classicamente legati a sintomi tipo orticaria, rinite, asma, ecc..

La difficoltà nel diagnosticare i disturbi legati alle intolleranze ha fatto sì che l'ecologia clinica sia considerata a tutt’oggi una branca “alternativa”, in quanto esiste il serio problema dell’affidabilità dei metodi diagnostici, ma ciò nulla toglie alla realtà oggettiva dei sintomi da intolleranze alimentari.

La sezione del sito web dedicata alle intolleranze alimentari spiega in modo ampio ed esauriente tutta la delicata problematica: ad ogni modo, per sintetizzare quanto è scritto sul sito web, se si vuole sapere con certezza quali siano le intolleranze di un soggetto, ancora oggi è possibile farlo solo con la dieta ad eliminazione.

Quello che, però, è importante dire è che, pure ammesso che fosse facile individuare le intolleranze (ma abbiamo visto che non è così), ciò non significherebbe affatto aver identificato il tipo di nutrizione ideale del soggetto, in quanto le intolleranze rappresentano solo un piccolo o medio aspetto del “pianeta nutrizione”.

E’ solo conoscendo a fondo tutti i segreti e le caratteristiche degli alimenti che si può individuare il tipo di nutrizione ideale di ciascuno e questo è possibile, in modo così evoluto, solo conoscendo i canoni della “Nutrizione Superiore”.

 

QUINTA SCALA: LA TIPOLOGIA METABOLICA

Il concetto di “tipologia metabolica” richiede un’attenzione particolare perché occorre conoscere la somma delle reazioni biochimiche che avvengono nell’organismo e rappresentare la capacità da parte dell’organismo di utilizzare i nutrienti con efficacia a livello cellulare.

Il sistema neuro-vegetativo agisce sul metabolismo attraverso due branche: il simpatico e il parasimpatico, di cui uno accelera il metabolismo, l’altro lo rallenta.

Le due branche influenzano i diversi sistemi e apparati organici: sistema digerente, attività enzimatica, sistema immunitario, produzione ormonale.

La velocità del metabolismo è un parametro che permette di distinguere i soggetti almeno in 3 grandi categorie: il metabolizzatore lento o ipo-ossidatore, il normo-ossidatore e quello rapido, detto iper-ossidatore.

L’ipossidatore metabolizza il cibo a velocità inferiore a quella richiesta per la produzione di livelli energetici ottimali per consentire lo svolgimento delle normali funzioni organiche.
Questa condizione metabolica, ad esempio, condiziona moltissimo la funzione tiroidea, aprendo la strada all'ipotiroidismo.

L’iperossidatore metabolizza il cibo a velocità superiore.

Il normo-ossidatore o ossidatore bilanciato metabolizza il cibo a velocità normale producendo energia in quantità adeguata: è il traguardo da raggiungere.

 

SESTA SCALA: L’ARTE DI INTEGRARE VITAMINE E MINERALI

Nonostante già al tempo dei romani (I secolo a.C.) il filosofo-poeta Lucrezio formulasse il concetto di individualità biochimica, sostenendo come un alimento possa essere cibo per un individuo e veleno per un altro, l’impostazione della dietologia moderna rimane ancora oggi ancorata e limitata ai concetti meccanicistici secondo cui il corpo umano è una macchina chimica termodinamica e la dieta ideale personalizzata deriva da un calcolo matematico della spesa calorica e del bilanciamento dei macrocomponenti quali carboidrati, grassi e proteine.

Invece ogni organismo è una individualità biochimica ed energetica unica e irripetibile: in quest’ottica , i minerali e le vitamine acquistano un valore molto diverso da quello riconosciuto dalla dietologia convenzionale, che li valuta solo da un punto di vista quantitativo.

Come effetto di tale visuale, vengono utilizzati complessi multimineralici e multivitaminici in cui sono presenti indifferentemente tutti o quasi gli integratori e, anzi, più un prodotto è completo, più è considerato valido.

Alla luce delle più recenti acquisizioni in campo nutrizionale, è vero invece esattamente il contrario: infatti, al di là del problema del sovraccarico metabolico, che pure esiste quando si utilizzano tutte queste sostanze in modo massiccio, il concetto ancora più importante che rivoluziona la scienza della nutrizione è rappresentato dalla scoperta che minerali e vitamine svolgono ruoli precisi rispetto alle funzioni del sistema nervoso autonomo, per cui esistono alcuni integratori che stimolano il sistema nervoso simpatico e altri quello parasimpatico.

Inoltre, un’altra acquisizione scientifica fondamentale è che minerali e vitamine hanno tra loro antagonismi e sinergie: ad esempio, il magnesio è un potente stimolatore della branca neurovegetativa parasimpatica: esso è in genere molto carente negli stati di stress prolungato e di conseguenza rappresenta un vero e proprio farmaco in casi di tachicardia o extrasistolia da stress, insonnia, dolori da contratture tendino-muscolari, colite, ansietà, nervosismo.


Se, in casi del genere, invece del magnesio si utilizza un complesso polivitaminico, il magnesio perderà le sue potenzialità a causa di altri minerali e vitamine antagonisti presenti in quel complesso, che ne contrastano l’azione (ad esempio ferro, potassio, manganese e le vitamine B1, B6, B12, C, D, E).

Un medico che non conosca i meccanismi omeostatici (cioè di auto-regolazione) che un organismo è in grado di attuare, rischia di rompere tale omeostasi a totale svantaggio dell’individuo stesso.

Grazie all’analisi dei minerali tissutali – il mineralogramma – è possibile correlare i livelli dei minerali tissutali a molte funzioni biochimiche e quindi allo stato funzionale di numerosi apparati e sistemi del corpo umano.

I minerali non devono essere valutati seguendo il semplice criterio dell’eccesso o della carenza perché, così facendo, l’insuccesso è più che probabile.

Quindi, per poter sfruttare al massimo il potenziale diagnostico del test, s’impone una corretta interpretazione dei dati.

 

SETTIMA SCALA: CIBO E TRADIZIONE - L’ANTICA SAGGEZZA

La dietologia tradizionale ha smarrito molte delle antiche tradizioni, ritenendole forse poco scientifiche.

Eppure, alcuni libri ormai quasi introvabili, come il “Tacuinum sanitas in medicina”, ci tramandano l’arte del viver sano che risale alla filosofia e alla medicina di Ippocrate, alla quale l’umanità si è affidata per secoli.

Nella biologia Ippocratea, ai quattro elementi cosmici corrispondono i quattro umori corporei (allora chiamati sangue, flegma, bile nera e bile gialla): la salute è il risultato dell’equilibrio degli umori e la malattia deriva dalla rottura di questo equilibrio.

Anche secondo la filosofia naturale di Empedocle, il cosmo di basa su quattro elementi: terra, acqua, aria, fuoco.

Immaginando questi quattro elementi ai vertici di un quadrato, fra loro si vengono a disporre le quattro qualità fondamentali: il caldo tra il fuoco e l’aria, l’umido tra l’aria e l’acqua, il freddo tra l’acqua e la terra, il secco tra la terra e il fuoco.

Ogni alimento, come del resto tutto, partecipa di due di queste qualità.

Qualcuno si chiederà come mai nozioni tradizionali, seppur interessanti, siano oggetto di una scala così alta.

Ebbene, quando una patologia dipende da uno squilibrio di queste “energie sottili” (che la medicina cinese tradizionale chiama “energie perverse”), si potrà guarire il paziente solo avendo la capacità di diagnosticare lo squilibrio stesso, altrimenti non c’è farmaco che tenga (vedi i casi clinici).

 

OTTAVA SCALA: MODERNE ACQUISIZIONI IN CAMPO NUTRIZIONALE

Oggi sappiamo che la medicina non si basa più soltanto sulle leggi della chimica e della biochimica, ma anche e soprattutto su quelle della fisica.

Anche nel campo nutrizionale, negli ultimi decenni sono state acquisite nuove nozioni di straordinario interesse, quali la scoperta delle polarità elettromagnetiche degli alimenti.

Si faccia caso come, ad esempio, la quasi totalità delle verdure estive (zucchine, pomodori, melanzane, peperoni, cetrioli, fagiolini) conservi all’interno il seme (polarità elettromagnetica positiva).

Al contrario, quelle invernali (carote, finocchi, cavolo, cicoria, carciofi, radicchiio, ecc.) hanno espulso il seme (polarità elettromagnetica negativa).

Altra scoperta di eccezionale interesse è che ogni alimento emette precise frequenze misurabili in Anstrong (Å) che, in qualche modo, rappresentano la vitalità del cibo stesso: tra una mela appena colta e una mela conservata il potere calorico risulta lo stesso ma l’energia vitale è completamente diversa.

Queste nuove acquisizioni sono di fondamentale interesse pratico nella gestione della salute del paziente.

 

NONA SCALA: NUTRIZIONE E RADICALI LIBERI

Tutti sanno che le reazioni a catena dei radicali liberi sono altamente dannose per le cellule viventi.

Esse possono infatti causare danni anche irreversibili alle membrane cellulari, riducendo la capacità di svolgere i loro compiti essenziali, come il trasporto di nutrienti, ossigeno, acqua e metabolici.

Complessi processi metabolici possono essere interrotti e il danno causato agli acidi nucleici (DNA, RNA) può aumentare anche le possibilità di replicazione anormale delle cellule stesse.

L’organismo dispone però del cosiddetto “pool di sostanze antiossidanti”, deputato alla difesa dell’organismo contro i radicali liberi in eccesso.

È importante, infatti, che ci sia un equilibrio tra la produzione di radicali liberi e il livello delle sostanze antiossidanti: troppi radicali liberi e pochi antiossidanti determinano una condizione di “stress ossidativo” deleterio per la salute.

Uno dei compiti fondamentali di una dieta è certamente quello di tenere sotto controllo i radicali liberi per prevenire le malattie ad essi collegate.

 

DECIMA SCALA: ACIDOSI METABOLICA E DISBIOSI

A questo punto, vogliamo introdurre solo il concetto di alcune altre importanti nozioni, fondamentali anch'esse per il medico che desideri acquisire un bagaglio nutrizionale di prim'ordine.


Ci riferiamo al complesso problema dell’equilibrio acido-base con l’eventuale insorgenza di acidosi metabolica, che è la base delle malattie cronico-degenerative.

Ci riferiamo anche al grande problema della disbiosi intestinale e allo studio del vasto campo della moderna microecologia, la scienza che studia l’interazione tra il nostro organismo e tutti i microrganismi che ne fanno parte, con tutte le implicazioni legate al possibile sviluppo di candida e altre forme micotiche.

 

UNDICESIMA SCALA: SOVRAPPESO, OBESITÀ E DIETA METABOLICA

Uno scalino a parte merita il grave problema del sovrappeso, vera piaga sociale, visto che è sempre più attuale e soprattutto che la dietologia convenzionale ottiene risultati spesso modesti, specie per quanto riguarda il mantenimento dei traguardi raggiunti (il 98% delle persone che si sottopongono a una dieta riprende successivamente tutti i chili perduti).

Per saperne di più vedi il documento specifico sulla dieta metabolica.

 

DODICESIMA SCALA: IL METODO KOUSMINE INTEGRATO

Il metodo kousmine integrato rappresenta una sintesi ideale di tutte le "scale" descritte ed è sicuramente il metodo nutrizionale più all'avanguardia esistente, proprio perchè non è codificato in modo aprioristico, ma viene personalizzato sul singolo soggetto, tenendo conto di tutti i possibili fattori precedenteente enunciati.

Ovviamente il metodo kousmine integrato viene riservato solo alle patologie più serie, anche perchè richiede un certo impegno da parte del paziente.

Per l'importanza che riveste, al metodo kousmine integrato è dedicato un intero sito web : www. kousmine. it

 

CASI CLINICI

Pubblichiamo alcuni casi clinici, molto diversi tra loro, risolti solo perché è stato possibile spaziare in tutto il vasto campo della nutrizione superiore, partendo però sempre dalle caratteristiche individuali del singolo paziente.

1° caso

Nell’ottobre 2001 viene in visita un ragazzo di 24 anni, M.T., lamentando forti dolori addominali che si protraevano giornalmente da due anni, uniti a continue scariche diarroiche quotidiane.

Tale condizione lo relegava a casa, impedendogli di uscire di casa, se non per peregrinare da un gastroenterologo all’altro. Il ragazzo aveva anche abbandonato l’università e lo sport (giocatore di hockey di serie A).

La situazione era allo stremo, anche perché i genitori non sapevano più cosa fare. Da un’attenta visita “energetico-funzionale” emerge che il ragazzo aveva sviluppato un terreno freddo-umido molto profondo.

Certi che vivesse in un confortevole appartamento, gli chiediamo come avesse potuto impregnarsi di freddo e umidità così in profondità.

Molto sorpreso, il ragazzo risponde di avere sofferto il freddo e l’umido allenandosi per anni all’addiaccio sul ciglio del Tevere fino a mezzanotte, peraltro giocando nel ruolo di portiere.

A quel punto, la nostra diagnosi ci ha permesso di guarire il ragazzo nell’arco di un mese, attuando le giuste terapie.

Ma attenzione: l’intervento terapeutico non si è affatto concentrato sull’intestino del ragazzo, bensì sulla necessità di correggere il problema di fondo.

Oggi, a distanza di due anni, egli è in splendida forma fisica.

2° caso

T.M., ragazza di 30 anni, viene in visita con vari sintomi: mancanza del ciclo mestruale, una forte astenia, una grave candidosi con molti sintomi correlati (afte ricorrenti, prurito e altro); in più, appariva estremamente pallida ed emaciata.

La ragazza racconta di essere sempre stata molto bene fino a tre anni prima e di non spiegarsi i motivi del rapido declino della sua salute, nonostante si fosse sottoposta a tutte le analisi possibili.

Al check-up integrato cui viene sottoposta presso un centro AIMB, emerge una fortissima impregnazione di umidità.

A quel punto, la ragazza spiega di essere andata via dalla città proprio tre anni prima e di essersi trasferita in una casa molto umida, costruita in tufo e per giunta senza riscaldamento.

Dopo poco tempo erano apparsi i primi sintomi, primo fra tutti la candidosi, cosa ovvia, visto che miceti e forme fungine si sviluppano solo ed esclusivamente in un terreno umido.

Finché non si corregge lo squilibrio del terreno stesso di un paziente, non potremo dire di averlo curato bene.

In questo caso, la totale guarigione della ragazza si è potuta raggiungere, oltre che con appropriate direttive nutrizionali e cure biologiche, anche con un inderogabile cambiamento di residenza.